L’antisemitismo ungherese

L’Ungheria continua a registrare un altissimo flusso giornaliero di profughi verso le sue frontiere. Nonostante la decisione di erigere una barriera di filo spinato lungo il confine con la Serbia qualche giorno fa, nell’arco di 24 ore, hanno raggiunto il paese magiaro ben 3000 migranti di cui ben 700 bambini, numeri a cui questo stato non è abituato, calcolando che dall’inizio dell’anno sono già entrati circa 140 mila migranti dalla rotta balcanica, più del doppio rispetto all’intero 2014. Le immagini degli episodi che stanno avvenendo in quel paese, che scorrono ripetutamente davanti ai nostri occhi, sono nitide e cariche di significato; scavando nei meandri della nostra memoria però, notiamo che sono terribilmente simili a quelle già viste, decine di volte, in bianco e nero, durante le ricorrenze, quando la stessa Ungheria si macchiò di vergogna, collaborando allo sterminio ebraico. Allora, furono rapidamente eliminati con deportazioni e uccisioni in loco, circa 650mila ebrei, un numero enorme favorito dalla collaborazione dei stessi ungheresi, nei quali era radicata una forte cultura antisemita. Dall’ottobre 1944 al gennaio 1945 l’Ungheria fu guidata dalle Croci Frecciate, partito filonazista e antisemita. Un periodo breve ma tragicamente intenso, in cui decine di migliaia di ebrei, tra cui molte donne, bambini e anziani vennero deportati dall’Ungheria verso i campi di sterminio. Dopo la guerra, i leader delle Croci Frecciate vennero giudicati criminali di guerra dalle corti di giustizia ungheresi. Ma l’antisemitismo era presente in Ungheria già prima delle deportazioni. Aderendo infatti nel 1940 all’Asse, l’Ungheria appoggiò la politica militare e razziale della Germania.

Attualmente ci sono circa 250mila ebrei che vivono nel paese magiaro,nonostante secondo il rapporto pubblicato dal Simon Wiesenthal Center, il 20 per cento almeno degli abitanti si dichiari antisemita duro, o addirittura militante; proprio l’Ungheria e la Spagna sarebbero al primo posto come i Paesi più antisemiti del panorama europeo. Questa crescita cosi rilevante, sta mettendo in imbarazzo sia il primo ministro Viktor Orbàn, sia la comunità internazionale tutta. Ma a cosa è dovuta questa escalation? La crisi economica ormai assodata, l’arrivo di un gran numero di immigrati, la cultura xenofoba e antisemita e la ricerca assidua di un nemico da combattere, sono tutti elementi che caratterizzano la nascita e lo sviluppo dei movimenti nazionalisti, cosi come ci hanno insegnato i totalitarismi dello scorso secolo; tutti queste elementi, caratterizzano infatti anche il partito nazionalista Jobbik; proprio questo alle ultime elezioni parlamentari del maggio del 2014, ha raggiunto il 20,22 dei voti ottenendo 23 seggi, mentre alle elezioni per il parlamento europeo dello stesso anno, ha ottenuto quasi il 15 per cento, portando a Bruxelles 3 europarlamentari. Un dato che ha consentito ad un suo deputato, Gyongyosi Màrton, di alzarsi dal suo seggio e di chiedere con presunzione, una lista degli ebrei che occupavano cariche politiche e che lavoravano per le istituzioni sensibili, definendoli un pericolo per la nazione; una richiesta che ricorda le leggi razziali e che viola la basilari libertà di espressione e di confessione religiosa. Gli altri paesi ammirati da questo partito in funzione antiamericana e antioccidentale, sono Russia, Cina e in parte la Turchia. Proprio Jobbik sin dalla sua fondazione, è stata accusato sia dall’opinione occidentale che dai suoi avversari politici, di essere una formazione fascista neonazista e antisemita. Lo stesso partito organizza manifestazioni a favore dell’Iran, che considerano minacciato da Israele; considerano gli zingari dei “subumani”, dei rifiuti subumani; inoltre gli ebrei vengono definiti un pericolo per la nazione, sminuendo anche i numeri dell’Olocausto. Ci sono persino gemellaggi tra comuni dove governa Jobbik e città iraniane. Essi parlano apertamente di combattere l’ “asse Usa-Israele”, a cui l’Unione Europea e il primo ministro ungherese, si sarebbero piegati politicamente ed economicamente. Addirittura il commissario per i diritti umani del consiglio d’Europa, si è detto preoccupato per il successo di questi movimenti di destra populisti e per questo antisemitismo moderno. Essi parlano anche del mito della “grande Ungheria”, appoggiando l’irredentismo delle minoranze magiare nei Carpazi, nella Transilvania rumena e nella Slavonia croata, sulla base di quel revisionismo storico che vorrebbe stracciare il trattato di Trianon del 1920, che ridimensionò l’Ungheria, a pose fine alla Doppia Monarchia dell’Austria-Ungheria. Anche Hitler e il nazismo, partirono dal revisionismo dei trattati di pace di Parigi, per acquisire seguaci e credibilità.
Come prescrive il protocollo dei movimenti neonazisti, essi hanno fondato anche un organizzazione paramilitare, la Magyar Nemzeti Garda, guardia nazionale magiara, composta da qualche migliaia di membri, nata a scopo di mantenimento dell’ordine pubblico e di autodifesa nazionale. Marciano indossando uniformi nere, le scritte sulle giacche della divisa sono spesso in antico alfabeto paleomagiaro, che ricorda visivamente le rune amate dalle SS, gridando anche “porci ebrei, viva Auschwitz, viva Hitler”; tutte manifestazioni vietate dalla legge, ma d’altronde anche in Italia esiste il reato di apologia di fascismo; il problema delle leggi è proprio la loro applicazione. Anche in questo caso, la memoria torna subito agli anni del nazismo, quando le marce delle squadre nazi-fasciste, terrorizzavano le popolazioni ebraiche e non.
Un episodio ancor più attuale, che conferma questa tesi è quello del luglio del 2014, quando Peter Szentmihalyi Szabo, principale candidato a diventare ambasciatore dell’Ungheria a Roma, ha rinunciato all’incarico, accusato di essere antisemita; proprio egli, ha pubblicato negli anni passati, testi contenenti teorie cospirative antisemite e ha bollato gli ebrei ungheresi come “agenti di Satana“, accusandoli di aver lucrato “sull’industria dell’Olocausto.
Ma l’Ungheria per fortuna non è solo razzismo ed antisemitismo. Ogni anno a Budapest, viene organizzata una manifestazione, la “Walk of Life” ungherese, in memoria delle vittime dell’Olocausto; la scorsa edizione ha avuto una partecipazione record con circa 25.000 persone. Alla fine della passeggiata, dalla stazione della capitale, una delegazione di 600 ungheresi ha preso un treno per Auschwitz, ripercorrendo la via che i deportati ebrei ungheresi, furono costretti a seguire. Inoltre in occasione del settantesimo anniversario della Shoah, Per la prima volta l’Ungheria si è assunta le responsabilità per il ruolo svolto durante l’Olocausto. L’ambasciatore ungherese alle Nazioni Unite Csaba Korosi ha pubblicamente chiesto perdono, davanti all’assemblea dell’Onu, per il passato del proprio paese, affermando che non solo le istituzioni dell’epoca non riuscirono a proteggere i propri cittadini, ma addirittura finanziarono e collaborarono all’omicidio di massa, condividendo così le responsabilità dell’Olocausto.
Dopo aver elencato questi fatti, il confronto tra gli eventi di questi giorni e quelli degli anni del nazismo, è doveroso; i vagoni che stanno viaggiando con le porte chiuse, affinché si impedisca agli immigrati appena registrati come clandestini di scappare facendo perdere le loro tracce, ricordano in maniera sinistra quelli che partivano da Budapest in direzione di Auschwitz. Ora spetta alla società civile il compito di eliminare il pericolo di una deriva estremista dallo scenario politico ungherese. La storia è ciclica, se non si prende esempio dagli errori del passato, gli eventi negativi prima o poi si ripresentano.ungheria

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