la morte di Heinrich Nordhorn

E’ morto Heinrich Nordhorn, l’ufficiale nazista responsabile delle stragi di Branzolino e San Tomé . La notizia è stata comunicata attraverso una lettera datata 5 giugno, al Comune di Forlì dal sindaco della Città tedesca di Greven. Il nome di Nordhorn, tenente del 525° Reggimento corazzato caccia carri pesanti della Wehrmacht, è legato alle stragi avvenute nelle frazioni forlivesi di San Tomè e Branzolino, dove nell’agosto e nel settembre 1944, furono trucidate dieci persone innocenti per rappresaglia.Il 28 agosto 1944, a Branzolino vennero impiccati quattro partigiani impiegati nelle azioni clandestine contro i nazifascisti. Successivamente, il 9 settembre 1944 furono giustiziate dai nazisti a San Tomè altre sei persone. Questi i dieci nomi impressi nella nostra memoria storica collettiva: Ivo Gamberini, Secondo Cervetti, Ferdinando Dell’Amore, Giovanni Golfarelli, Michele Mosconi, Celso Foietta, Antonio Gori detto Natale e Antonio Zaccarelli, Emilio Zamorani e Massimo Zamorani. Le vittime furono portate sul luogo soltanto al momento dell’esecuzione capitale a cui assistettero numerosi abitanti della zona, rastrellati in precedenza; un tipico modus operandi delle SS. Molti dei cittadini vittime del rastrellamento furono poi deportati nei campi di concentramento in Germania ed in tanti, non fecero più ritorno. Su questi episodi, l’esercito britannico ricostruì minuziosamente le vicende acquisendo documenti e testimonianze necessari all’istruzione di un processo militare che però mai si tenne, poiché i faldoni furono sistemati negli archivi italiani e si dispersero nei labirinti della burocrazia italiana. Furono ritrovati alla metà degli anni 90, nell’ambito di quella scoperta storica che è passata sotto il nome di “Armadio della Vergogna”. A seguito di questo ritrovamento, si è provveduto all’istruzione del procedimento da parte del Tribunale Militare di La Spezia contro l’ufficiale tedesco ancora in vita. Il processo venne celebrato e vide la puntuale ricostruzione delle vicende, oltre alla partecipazione di testimoni forlivesi ancora in vita. La prima sentenza del novembre 2006, condannò Nordhorn alla pena dell’ergastolo, sentenza che fu confermata prima dalla Corte Militare d’Appello e poi dalla Corte di Cassazione. Nonostante la condanna, Nordhorn, che all’epoca della medesima aveva 89 anni, ha vissuto liberamente in Germania dove è diventato un imprenditore edile di successo, fino alla fine dei suoi giorni. Ora presentiamo alcuni paradossi della giustizia italiana; l’accusato non era presente in aula, come d’altra parte e’ sempre stato dall’inizio del processo e in tutti i gradi di giudizio; nonostante la condanna definitiva, sarebbe stato impossibile ottenere l’estradizione dell’uomo responsabile degli eccidi; ci sorge anche il dubbio se realmente gli organi giudiziari italiani l’abbiano richiesta; così come è stato impossibile ottenere i risarcimenti simbolici per i civili. L’Italia è il paese che ha permesso a Erich Priebke, il capitano delle SS che partecipò e realizzò l’eccidio delle Fosse Ardeatine, dove furono uccisi 335 italiani per rappresaglia il 24 marzo del1944, di vivere e lavorare tranquillamente in Italia e di essere santificato da pochi estremisti, nonostante le critiche arrivate dall’estero e dalle comunità ebraiche. Per fortuna, dopo la sua morte, le istituzioni italiane decisero che il luogo della tumulazione venisse tenuto segreto ,impedendo che la sua tomba diventasse un luogo di culto per i suoi simpatizzanti. Alla luce di questi episodi, è necessario quindi che venga trasmessa una cultura della memoria su cui si fondano i nostri valori costituenti, che va tutelata e protetta continuamente da questi attacchi.

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