In ricordo di Primo Levi

Il 31 luglio Primo Levi avrebbe compiuto 96 anni. A distanza di 28 anni dalla sua morte, il suo ricordo e la sua memoria sono ancora vivi e necessari, affinché si continui a trasmettere alle generazioni future il dovere morale di non dimenticare ciò che fu l’olocausto. Splendido protagonista, anche a suo discapito, del novecento europeo. Ma soprattutto fu un partigiano antifascista; proprio mentre era impiegato nelle operazioni contro il nemico, il 13 dicembre del 1943 venne catturato in Valle d’Aosta dai nazifascisti e successivamente deportato nel campo di concentramento di Auschwitz; La detenzione durò poi per undici mesi fino alla liberazione, avvenuta il 27 gennaio dell’anno successivo ad opera dell’esercito russo. La libertà riacquisita, a distanza di anni, sarà fondamentale per costruire una coscienza nella mente degli italiani. E grazie a lui che scrivendo nel 1947 l’opera memorialistica “Se questo è un Uomo”, trasmise il bisogno irrinunciabile di raccontare agli altri e di condividere il dolore con essi dello sterminio ebraico; operazione necessaria soprattutto al popolo italiano, che fino a quel momento, non conosceva, o faceva finta di non sapere, ciò che era stato il genocidio degli ebrei. Proprio da questo momento, egli avrebbe cessato di essere solamente un numero, il 174517 che aveva tatuato sul suo avambraccio sinistro; d’ora in poi, anche a suo discapito, avrebbe rappresentato chi, anche a malincuore, aveva il dovere di raccontare la Shoah. In un momento in cui il dibattito storico italiano e non solo, ancora si spacca sul ruolo che il fascismo italiano ebbe nello sterminio degli ebrei, la figura di Primo Levi è fondamentale; sulla banchina della stazione ferroviaria di Carpi, in attesa del treno che lo avrebbe portato al campo di concentramento di Auschwitz, subito prima della partenza, vide nitidamente in un gendarme della Repubblica Sociale Italiana, addetto alla sorveglianza dei prigionieri, la prova vivente della piena compartecipazione dei fascisti italiani alla deportazione degli ebrei verso la Germania nazista; nel contempo però, per confermare la tesi che l’antisemitismo in Italia non c’era mai stato, si riporta una che egli disse del 1976 : ”mi hanno fatto diventare ebreo, poiché prima dell’avvento di Hitler, io ero un semplice ragazzo borghese italiano”.primo_levi

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